Condizioni stabili per il medico italiano contagiato da Ebola

medico ebola

Secondo quanto afferma il bollettino medico, sarebbero stabili le condizioni del medico di Emergency contagiato dal virus Ebola, rimpatriato in Italia e ora ricoverato all’Istituto Spallanzani di Roma. La febbre si aggira intorno ai 38,5 gradi, ma non vi sarebbero segni emorragici o altri sintomi tipici dell’evoluzione dell’Ebola.

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Nicola Petrosillo, uno dei medici del team che ha in cura il paziente, dichiara in merito che l’uomo cammina è forte ed autonomo. Che le condizioni siano stabili è un buon segno. Stiamo valutando le migliori strategie terapeutiche”. Petrosillo ha poi ricordato che il trattamento con i farmaci sperimentali è stato avviato martedì scorso, e che per ora sarebbe ben tollerato. Il farmaco utilizzato sarebbe stato ottenuto con una procedura speciale e verrà somministrato per massimo due settimane.

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Non mancano, comunque, le polemiche per il rimpatrio nel nostro Paese di una persona affetta da un virus contagioso e molto pericoloso. Rispondendo a domanda specifica, il direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani, Giuseppe Ippolito, ha evidenziato come sia “un diritto delle persone contagiate da Ebola essere rimpatriate ed è grave che persone del mondo della sanità facciano dichiarazioni di segno contrario”.

Ebola patient in Switzerland

In relazione a tali polemiche, particolarmente aspra (e, a nostro giudizio, doverosa) è stata anche la valutazione effettuata da Cecilia Strada, che sul medico italiano di Emergency malato di ebola e rimpatriato in Italia ha affermato:

Certo che è triste avere un collega in ospedale e sentire in giro commenti tipo “se stavate a casa vostra non succedeva niente”. Fregatene e vivi felice, insomma.

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È vero: se stavamo a casa, non succedeva niente. Niente: non ci si sfiniva a lavorare in una tuta di protezione dentro la zona rossa. Non si curava nessuno. Non ci si sbatteva come matti per cercare di contenere la più grave epidemia di ebola della storia. Non ci si dava da fare per evitare che il virus passi di paese in paese, vicini o lontani. E sicuramente nessuno rischiava il contagio.

Se stavamo a casa nostra, potevamo stare sereni, tranquilli in poltrona davanti alla televisione, magari commentando con grande sicurezza quel che di brutto succede nel mondo. Che succede anche perché troppe persone se ne fregano e “stanno a casa loro”. Ma noi non siamo fatti così.

E voi che ne pensate?

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